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ODE AI PEPERONCINI RIPENI.

Se ci si potesse sposare con una cosa, un oggetto inanimato, sono sicura mi sposerei con i peperoncini ripieni. Ma proprio certa 100 per 100. Sì tutta la vita. Immaginate che bellezza, oddio un po' macabro se poi penso che li mangerei anche per tutta la vita e quindi questo comporterebbe il cannibalismo (o peperoncismo?!) ma, voglio dire, lo fanno le mantidi religiose e io chi sono per dire che non è giusto? Tolte queste elucubrazioni mentali quanto sono buoni i peperoncini ripieni? Rubini ripieni di gioia con le pinne. La fine del mondo amici, ve lo giuro. Difatti l'altro giorno li ho comprati. Premessa: non sono più l'addetta alla spesa da quando, in quarantena, sono tornata a casa con 100 euro di conto e niente di sano acquistato (fatto salvo i succhini richiesti dal Corni). Da allora posso solo più andare nei negozi di frutta e verdura, per fortuna che quello vicino a casa vende anche le olive piccanti (ma quanto sono buone le olive piccanti?!?!?!?), e comprare cose sane. Giovedì il Corni, spinto da un moto di gentilezza, mi ha portato con lui a fare la spesa, dopo aver comprato tutte cose sane (pomodorini, insalata, banane, pesche, pesce spada, tonno, spiedini, ECCHEPPALLE) io lo abbandono nella corsia dei prodotti per la colazione che tanto chemmefrega io non la faccio manco quindi comprala tu e mangiateli tu i tuoi schifosissimi cereali ricchi di fibra e ferro (e non cantano nemmeno "Stavo pensando a te") con frutta secca e gnegne. Vago per il supermercato fino a che non mi trovo NELLA corsia, quella dei sottoli-sottaceti-cosebuonechefannomalesenemangiunbarattolointeroeionemangiosempreunbarattolointero, e li vedo. Illuminati da una luce divina come quella che illumina Beatrice, ma senza petali che cadono perché i fiori sono in un'altra corsia, tutti lì in bella vista che mi chiamano come le Sirene con Ulisse e io, a differenza sua, col cavolo che mi faccio legare all'albero della nave. Corro immediatamente a prenderne una confezione. Il Corni -che già gioiva perché mi dava per dispersa e non aveva fatto fare nemmeno l'annuncio alla cassiera- mi vede, inginocchiata davanti al mio unico credo intenta a scegliere la confezione con più pepite, e a scusarmi con i non prescelti "Non posso portarvi a casa tutti, abbiate pazienza. La prossima volta vengo da sola e vi salvo da clienti che non vi apprezzano abbastanza. Non piangete piccoli, ci rivedremo.". Ci dirigiamo alla cassa e tra frutta, verdura, pesce, cereali, carne bianca e cose sane varie di cui nemmeno so il nome, eccoli lì i miei peperoncini ripieni. Svettavano come Robert Wadlow al raduno dei sette nani. Li ho tenuti in braccio per tutto il viaggio di ritorno a casa, credo che non sarei così affettuosa nemmeno con un figlio, e poi riposti nella credenza. Sto aspettando il momento adatto per gustarli al meglio amici e per dichiarare al Corni che è terzo nella mia top three delle cose prefe, surclassato da peperoncini ripieni e olive piccanti. Ma comunque prima delle rape rosse che mi fanno proprio ribrezzo. 

Cami, una Sabauda sotto la Madonnina 


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