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OTTO MARZO.

Ciao amici! Come state? Noi da domani rossi come le mele del Trentino che, anche in questo caso, non credo sia nella mia palette e certamente poco nella mia spesa. Nemmeno oggi vi parlerò del FantaSanremo: sto ancor elaborando la mia posizione in classifica, credo di essere di poco sopra chi non ha partecipato quindi ho fatto schifo ma ehi, questa cosa ha avuto i suoi lati positivi. Ve ne parlerò... SUSPENSE.    Ma quindi, cosa mai vi racconterò oggi, cosa avrà partorito il mio cervello durante questa settimana, quale idea incredibile mi sarà venuta, cosa mi inventerò, curiosi eh?! Dai che ve lo dico, lo sapete!                                Allora, è appena trascorso l'otto marzo -giornata internazionale della donna- ed io ho seguito qualche festival, ovviamente online, che trattava temi un po' laterali rispetto alla vita della donna a cui siamo, socialmente, abituati, principalmente ho sentito parlare di mestruazioni e tutto quello che ruota loro attorno. "Ti sei fissata!" direte voi, forse è vero ma considerando che ci vivo sarebbe come dire che mi sono "fissata" con l'andare a lavoro, e vedi un po' tu dovrò anche mangiare nella vita. Insomma ho seguito due eventi in particolare il FucsiaFest, organizzato dalle incredibili Serena e Vittoria di Conosci te stessa, ed i Ciclica days, presieduti dall'inimitabile Valentina D'Amico, entrambi gli eventi riguardavano proprio la salute mestruale e, più in generale, lo stile di vita femminile (ma non è mancato lo spazio per parlare anche di ciclicità unisex). Si è parlato di veramente tanto, di dieta e nutrizione con la preparata Chiara Regolini, di pavimento pelvico con la super ostetrica Rachele, di valide ed ecologiche alternative agli inflazionati assorbenti con la simpaticissima Alberta di La bottega della luna, di responsabilità ciclica con la competente Maria Carmen Punzi e di ciclicità unisex con l'immancabile Anna Buzzoni di Studio Medulla. Tutti argomenti diversi, direte voi, quale era -quindi- il fil rouge, il denominatore comune, la coerenza tra tutto ciò? Semplice amici, la conoscenza di noi stessi, il "sentirsi a casa nel proprio corpo", la celebrazione di noi stesse e del nostro infinito potere. Queste professioniste hanno messo in campo tutte le loro conoscenze per fare in modo che le mestruazioni (e tutto quello che le circonda -e conseguentemente, ci circonda-) non siano più così "opache", non siano più un tabù, non abbiano più questa sorta di tenda oscurante (scusate ma qui il Leroy Merlin che c'è in me si fa sentire) per nasconderle al mondo esterno. Ma noi, vi starete chiedendo, cosa possiamo fare per "liberarci" da questo modus operandi oramai così stigmatizzato socialmente? Prima di tutti DOBBIAMO chiamare le cose col loro nome, un po' come quando Harry Potter nominava Voldemort e tutti gli dicevano "Shh! Non dirlo!". Le mestruazioni si chiamano così e basta, non si chiamano "le mie cose" - perché, come dicevano i Gem Boy, "Ognuno c'ha le sue cose, anche io ho le mie"-, non si chiamano ciclo, né il marchese, mar rosso o zona rosa (che ora comunque va di moda). Potremmo provare a tirare fuori un assorbente/tampone con normalità (perché questo è, una cosa normale) e non come un narcotrafficante che tira fuori la partita di cocaina dal bagagliaio. Potremmo, anzi dovremmo, ascoltarci, sentirci, capirci, essere più accondiscendenti con noi stesse, accettarci. Dovremmo lasciarci i nostri spazi, saper dire no quando non vogliamo proprio fare qualcosa, parlarne agli altri, spiegare come stiamo e come mai stiamo così. Dobbiamo cominciare ad osservarci nelle relazioni con gli altri, capire come rispondiamo, come agiamo e come mai lo facciamo. Possiamo invitare gli altri (TUTTI) a riflettere con noi anche perché, è bene dirlo, siamo tutti ciclici ma pure IlCorni raga, ve lo giuro. Io le cose ve le ho spiegate un po' così, come son buona ma se andate sulle pagine sopra linkate trovate di tutto e di più e c'è veramente tanto da scoprire e di cui parlare, facciamo parte del cambiamento: cerchiamo di non subirlo passivamente.                     Io la mia ve la ho detta raga, voi poi se volete -come direbbe Karmelina- mettetela al fresco. Se la congelate potete anche sgelarla tra un po' e rifletterci, sono a lunghiiiissima conservazione.

Cami, una Sabauda sotto la Madonnina




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