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QUESTIONE DI TEMPO

Buongiorno amici! Come state? Qui tutto bene, Rino ed io ridiamo molto (non è vero, credo mi odi). Da lunedì torniamo in zona gialla che comunque continua ad essere mio colore prefe e quindi bene così anche se oggi, vi avviso, un po' polemika.            Immagino che tutti quanti in questa settimana abbiate sentito parlare di quello che sembrerebbe essere successo a Ciro Grillo e di come il padre lo abbia difeso e di quello che ne sia scaturito. Bene, non voglio parlare della storia perché penso che possiate leggerla tutti un po' ovunque ed ognuno avrà la sua opinione senza ascoltare me. Vorrei concentrarmi, però, su quello che è stato detto, sull'importanza che è stata data al fatto che la ragazza in questione la mattina successiva sia andata a fare kite surf e abbia denunciato l'accaduto 8 giorni dopo.                       E quindi? Come direbbe Karmelina "Tanto piacere, la palla sinistra!" che sta per il più inflazionato "Sti cazzi dove li metti?!". Si sta dando, come sempre, la colpa alla vittima, si trovano delle scuse per far passare quello che è successo -e non mi riferisco solo a questo caso ma a tutti i casi di violenza in generale- come una goliardata, una roba divertente, che ci stava. No, non ci stava. Non va bene, non è divertente, non è giusto. Non si basano il dolore, la paura, l'ansia, la frustrazione di una persona sul tempo trascorso dal fatto alla denuncia. A me non è mai successo di ricevere violenze fisiche ma non posso escludere, considerando il mondo in cui viviamo, che possa capitarmi e se per difendere i miei aggressori venisse utilizzato questo dato giuro che mi sentirei violentata due volte.                                  Delle donne che subiscono violenza si dice di tutto, di tutto! Che era vestita in modo provocante, che era ammiccante, era troppo sexy, troppo ubriaca, troppo lasciva, era in giro da sola, che ha dato confidenza, non era sicuramente più vergine, aveva i jeans, aveva la gonna, era senza reggiseno, era scollata, era casta, era bella, era brutta, era silenziosa, urlava, non piangeva, non ha detto no. Ed ora, a questa già lunga lista di scusanti senza vergogna, si aggiunge anche un becero fattore temporale. Sì contano ore e giorni, si controlla cosa viene fatto dopo (non solo più quello che viene fatto prima o durante). L'unica cosa che non si conta mai è la ferita che una donna porterà per sempre dentro di sé, quel senso di inadeguatezza, di schifo, di ingiustizia e di senso di colpa che no, mi dispiace, nemmeno il kite surf cura.

Cami, una Sabauda sotto la Madonnina


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